Courtesy la Biennale di Venezia, copyright Akiko Miyake

Butoh come danza delle tenebre, teatro Noh come buio e silenzio / Butoh as the dance of the darkness, Noh theatre as silence
By Isabella Terruso
 
Buio in platea, il pubblico in silenzio, dal fondo del palco un punto in luce, qualcosa si stacca e ci raggiunge ma è impercettibile.  I corpi si muovono silenziosi,  la musica e le luci li disegnano.
E’ il mondo teatrale della Danza Butoh di Ko Murobushi, la “danza delle tenebre”. Risultato  visivo del dialogo intimo tra il movimento delle mani e quello dei piedi, il Butoh sfida le convenzioni della danza e del teatro facendoli collimare nella fisicità pura di gesti e  movimenti.
Si tratta di una danza che  nasce nel Giappone post-atomico; Bu che indica il muoversi elegante, si riferisce  alla parte superiore del corpo, tô significa calpestare.
Nelle coreografie Butoh  il corpo è circondato, tutte le sue parti si contorcono, lo spazio cambia ed entra in relazione con il corpo del ballerino, mera figura senza nome, che esplode e si agita. I  corpi dei danzatori sono frementi e tra loro passa un’energia  fortissima, afferma Ko Murobushi,  artista giapponese tornato a Venezia  il 31 marzo 2012, dopo lo straordinario successo dell’esecuzione  Quick Silver che nel 2006  ha presentato al pubblico della 4° Biennale della Danza Contemporanea.  Questa volta sono i giovani ballerini del Teatro Piccolo Arsenale di Venezia a sperimentare sui propri corpi le lezioni del grande interprete e  coreografo di danza contemporanea giapponese erede della visione del Butoh dettata dai primi maestri Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno …
 
Dark upon the stalls, the silent audience, from the bottom of the stage a dot of light, something moves away and reaches us, but it’s slight. Bodies stir silently, music and light draw them. It’s the theatrical world of Ko Murobushi’s Butoh Dance, the dance of the darkness. Visual result of the innermost dialogue between the hands and feet’s movement. 
This is a dance born in post-atomic Japan; Bu, denoting the refined stirring, refers to the upper part of the body, tô means trampling.
In Butoh choreographies the body is enclosed, every part of it wriggles, space changes and enters into relation with the dancer’s body, mere shape with no name, bursting and stirring. Dancers’ bodies are throbbing and a powerful energy passes through them, states Ko Murobushi, Japanese artist who came back to Venice on March 31 2012, after the extraordinary success of the Quick Silver performance, showed at the 4° Biennial of Contemporary Dance in 2006. This time it’s up to the young dancers of Teatro Piccolo Arsenale di Venezia to experience on their bodies the lessons of the great contemporary dance interpreter and choreographer, successor ov Butoh vision, taught by the early masters Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno…
 Translation Silvia Scorcella
 
Zoom Info
Camera
Canon EOS 5D Mark II
ISO
1600
Aperture
f/2.8
Exposure
1/160th
Focal Length
200mm
Courtesy la Biennale di Venezia, copyright Akiko Miyake

Butoh come danza delle tenebre, teatro Noh come buio e silenzio / Butoh as the dance of the darkness, Noh theatre as silence
By Isabella Terruso
 
Buio in platea, il pubblico in silenzio, dal fondo del palco un punto in luce, qualcosa si stacca e ci raggiunge ma è impercettibile.  I corpi si muovono silenziosi,  la musica e le luci li disegnano.
E’ il mondo teatrale della Danza Butoh di Ko Murobushi, la “danza delle tenebre”. Risultato  visivo del dialogo intimo tra il movimento delle mani e quello dei piedi, il Butoh sfida le convenzioni della danza e del teatro facendoli collimare nella fisicità pura di gesti e  movimenti.
Si tratta di una danza che  nasce nel Giappone post-atomico; Bu che indica il muoversi elegante, si riferisce  alla parte superiore del corpo, tô significa calpestare.
Nelle coreografie Butoh  il corpo è circondato, tutte le sue parti si contorcono, lo spazio cambia ed entra in relazione con il corpo del ballerino, mera figura senza nome, che esplode e si agita. I  corpi dei danzatori sono frementi e tra loro passa un’energia  fortissima, afferma Ko Murobushi,  artista giapponese tornato a Venezia  il 31 marzo 2012, dopo lo straordinario successo dell’esecuzione  Quick Silver che nel 2006  ha presentato al pubblico della 4° Biennale della Danza Contemporanea.  Questa volta sono i giovani ballerini del Teatro Piccolo Arsenale di Venezia a sperimentare sui propri corpi le lezioni del grande interprete e  coreografo di danza contemporanea giapponese erede della visione del Butoh dettata dai primi maestri Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno …
 
Dark upon the stalls, the silent audience, from the bottom of the stage a dot of light, something moves away and reaches us, but it’s slight. Bodies stir silently, music and light draw them. It’s the theatrical world of Ko Murobushi’s Butoh Dance, the dance of the darkness. Visual result of the innermost dialogue between the hands and feet’s movement. 
This is a dance born in post-atomic Japan; Bu, denoting the refined stirring, refers to the upper part of the body, tô means trampling.
In Butoh choreographies the body is enclosed, every part of it wriggles, space changes and enters into relation with the dancer’s body, mere shape with no name, bursting and stirring. Dancers’ bodies are throbbing and a powerful energy passes through them, states Ko Murobushi, Japanese artist who came back to Venice on March 31 2012, after the extraordinary success of the Quick Silver performance, showed at the 4° Biennial of Contemporary Dance in 2006. This time it’s up to the young dancers of Teatro Piccolo Arsenale di Venezia to experience on their bodies the lessons of the great contemporary dance interpreter and choreographer, successor ov Butoh vision, taught by the early masters Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno…
 Translation Silvia Scorcella
 
Zoom Info
Camera
Canon EOS 5D Mark II
ISO
1600
Aperture
f/2.8
Exposure
1/160th
Focal Length
200mm
Courtesy la Biennale di Venezia, copyright Akiko Miyake

Butoh come danza delle tenebre, teatro Noh come buio e silenzio / Butoh as the dance of the darkness, Noh theatre as silence
By Isabella Terruso
 
Buio in platea, il pubblico in silenzio, dal fondo del palco un punto in luce, qualcosa si stacca e ci raggiunge ma è impercettibile.  I corpi si muovono silenziosi,  la musica e le luci li disegnano.
E’ il mondo teatrale della Danza Butoh di Ko Murobushi, la “danza delle tenebre”. Risultato  visivo del dialogo intimo tra il movimento delle mani e quello dei piedi, il Butoh sfida le convenzioni della danza e del teatro facendoli collimare nella fisicità pura di gesti e  movimenti.
Si tratta di una danza che  nasce nel Giappone post-atomico; Bu che indica il muoversi elegante, si riferisce  alla parte superiore del corpo, tô significa calpestare.
Nelle coreografie Butoh  il corpo è circondato, tutte le sue parti si contorcono, lo spazio cambia ed entra in relazione con il corpo del ballerino, mera figura senza nome, che esplode e si agita. I  corpi dei danzatori sono frementi e tra loro passa un’energia  fortissima, afferma Ko Murobushi,  artista giapponese tornato a Venezia  il 31 marzo 2012, dopo lo straordinario successo dell’esecuzione  Quick Silver che nel 2006  ha presentato al pubblico della 4° Biennale della Danza Contemporanea.  Questa volta sono i giovani ballerini del Teatro Piccolo Arsenale di Venezia a sperimentare sui propri corpi le lezioni del grande interprete e  coreografo di danza contemporanea giapponese erede della visione del Butoh dettata dai primi maestri Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno …
 
Dark upon the stalls, the silent audience, from the bottom of the stage a dot of light, something moves away and reaches us, but it’s slight. Bodies stir silently, music and light draw them. It’s the theatrical world of Ko Murobushi’s Butoh Dance, the dance of the darkness. Visual result of the innermost dialogue between the hands and feet’s movement. 
This is a dance born in post-atomic Japan; Bu, denoting the refined stirring, refers to the upper part of the body, tô means trampling.
In Butoh choreographies the body is enclosed, every part of it wriggles, space changes and enters into relation with the dancer’s body, mere shape with no name, bursting and stirring. Dancers’ bodies are throbbing and a powerful energy passes through them, states Ko Murobushi, Japanese artist who came back to Venice on March 31 2012, after the extraordinary success of the Quick Silver performance, showed at the 4° Biennial of Contemporary Dance in 2006. This time it’s up to the young dancers of Teatro Piccolo Arsenale di Venezia to experience on their bodies the lessons of the great contemporary dance interpreter and choreographer, successor ov Butoh vision, taught by the early masters Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno…
 Translation Silvia Scorcella
 
Zoom Info
Camera
Canon EOS 5D Mark II
ISO
2500
Aperture
f/2.8
Exposure
1/250th
Focal Length
195mm

Courtesy la Biennale di Venezia, copyright Akiko Miyake


Butoh come danza delle tenebre, teatro Noh come buio e silenzio / Butoh as the dance of the darkness, Noh theatre as silence

By Isabella Terruso

 

Buio in platea, il pubblico in silenzio, dal fondo del palco un punto in luce, qualcosa si stacca e ci raggiunge ma è impercettibile.  I corpi si muovono silenziosi,  la musica e le luci li disegnano.

E’ il mondo teatrale della Danza Butoh di Ko Murobushi, la “danza delle tenebre”. Risultato  visivo del dialogo intimo tra il movimento delle mani e quello dei piedi, il Butoh sfida le convenzioni della danza e del teatro facendoli collimare nella fisicità pura di gesti e  movimenti.

Si tratta di una danza che  nasce nel Giappone post-atomico; Bu che indica il muoversi elegante, si riferisce  alla parte superiore del corpo, significa calpestare.

Nelle coreografie Butoh  il corpo è circondato, tutte le sue parti si contorcono, lo spazio cambia ed entra in relazione con il corpo del ballerino, mera figura senza nome, che esplode e si agita. I  corpi dei danzatori sono frementi e tra loro passa un’energia  fortissima, afferma Ko Murobushi,  artista giapponese tornato a Venezia  il 31 marzo 2012, dopo lo straordinario successo dell’esecuzione  Quick Silver che nel 2006  ha presentato al pubblico della 4° Biennale della Danza Contemporanea.  Questa volta sono i giovani ballerini del Teatro Piccolo Arsenale di Venezia a sperimentare sui propri corpi le lezioni del grande interprete e  coreografo di danza contemporanea giapponese erede della visione del Butoh dettata dai primi maestri Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno …

 

Dark upon the stalls, the silent audience, from the bottom of the stage a dot of light, something moves away and reaches us, but it’s slight. Bodies stir silently, music and light draw them. It’s the theatrical world of Ko Murobushi’s Butoh Dance, the dance of the darkness. Visual result of the innermost dialogue between the hands and feet’s movement.

This is a dance born in post-atomic Japan; Bu, denoting the refined stirring, refers to the upper part of the body, means trampling.

In Butoh choreographies the body is enclosed, every part of it wriggles, space changes and enters into relation with the dancer’s body, mere shape with no name, bursting and stirring. Dancers’ bodies are throbbing and a powerful energy passes through them, states Ko Murobushi, Japanese artist who came back to Venice on March 31 2012, after the extraordinary success of the Quick Silver performance, showed at the 4° Biennial of Contemporary Dance in 2006. This time it’s up to the young dancers of Teatro Piccolo Arsenale di Venezia to experience on their bodies the lessons of the great contemporary dance interpreter and choreographer, successor ov Butoh vision, taught by the early masters Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno…

 Translation Silvia Scorcella

 

4 notes

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